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Perché il prezzo del petrolio sta scendendo vertiginosamente?

 

Negli ultimi anni, gli USA sono diventati il primo produttore di petrolio greggio al mondo, grazie alla scoperta dello shale oil, ai danni dell’OPEC, il cartello che regola il prezzo del petrolio di cui gli USA e la Russia non fanno parte e di cui fanno parte, tra i tanti paesi anche, l’Arabia Saudita, che insieme agli altri, sono stati costretti a controllare e fissare i prezzi più del previsto per non vederli oscillare e destabilizzare il mercato.

 

Negli ultimi tempi è stata avanzata la richiesta dell’OPEC di tagliare la produzione per far fronte alla crisi del CoVid-19. Questa richiesta ha trovato un unico oppositore: Vladimir Putin. Il premier russo si è opposto poiché dal canto suo stanco di far parte dei paesi costretti a pagare per l’incremento della produzione degli USA.

 

A questo punto, il principe dell’Arabia Saudita, facente parte dell’OPEC e rimasto irritato dalla risposta di Putin e dal conseguente abbassamento dei costi di produzione, ha dato vita a una sorta di “guerra commerciale” aumentando vertiginosamente la produzione, per tentare di mettere fuori mercato i Russi, che allo stesso tempo, con la precedente opposizione, stavano cercando di mettere fuori mercato gli USA.

 

La conseguenza è che il prezzo del petrolio è inizialmente precipitato a 35$ al barile.

 

I russi ed i Sauditi continuano il conflitto a colpi di aumento della produzione, andando anche oltre le loro reali capacità produttive e creando così un eccesso di offerta. Nel frattempo l’epicentro del CoVid-19 si è spostato dalla Cina (secondo consumatore mondiale di petrolio) all’Europa (terzo consumatore mondiale di petrolio) e negli USA (primo consumatore mondiale di petrolio).

 

Donald Trump per contrastare questi ribassi e tenere in vita le sue aziende ha poi dichiarato di voler continuare a comprare petrolio e di volerlo stoccare nelle riserve strategiche di sua proprietà. Il problema nasce quando queste stesse riserve sono già piene per più del 50% quindi l’alternativa entrata in campo è stata la proposta di stoccaggio direttamente sulle petroliere, che però al momento risultano ferme nei porti di tutto il mondo (poiché nessuno sta consumando più petrolio) e già riempite dai Sauditi.

 

Dopodiché Trump ha provato a negoziare direttamente con i Sauditi per un rallentamento della produzione.

 

Le negoziazioni si sono chiuse senza accordo e la conseguenza è stata il prezzo del petrolio che ha toccato i 20$ al barile.

 

Ora le speranze per gli investitori risiedono tutte nel meeting OPEC di Giugno, mentre nel tempo che intercorre, i prezzi potrebbero continuare a scendere, causando forti problemi per le nazioni più povere che vivono di petrolio, quali per esempio: Venezuela, Nigeria, Iran, Algeria etc. che rischiano una vera crisi umanitaria se il prezzo non dovesse risalire.

 

Nel territorio Italiano, si prospettano invece dei benefici da questa situazione, quali un possibile calo dei prezzi della benzina, gas ed elettricità appena i consumi ripartiranno, finita quindi l’emergenza sanitaria.

 

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AGGIORNAMENTO 12 APRILE 2020👇

Il cartello dei Paesi OPEC si è riunito con gli altri grandi produttori di petrolio, tra cui Russia e Messico, nella giornata del 12 Aprile, e si è impegnato a tagliare la produzione di 9,7 milioni di barili al giorno nei mesi di Maggio e Giugno.

Gli Stati Uniti, il Brasile e il Canada contribuiranno a ciò con un ulteriore taglio complessivo di 3,7 milioni di barili. Ruolo chiave nell’intesa quello di Donald Trump che, per facilitare l’accordo, ha proposto la possibilità di conteggiare il taglio della produzione degli Stati Uniti come una riduzione del Messico. L’ipotesi è stata inizialmente respinta dall’Arabia Saudita che successivamente, sotto forte pressione per paura di un ulteriore crollo dei prezzi, ha poi accettato l’offerta. Ora si spera che questa riduzione della produzione basti per riportare il prezzo dell’oro nero ai valori precedenti più alti altrimenti si dovranno intavolare ulteriori trattative per affrontare nuovi tagli.

 

AGGIORNAMENTO 21 APRILE 2020👇

 

Cosa è successo ieri al prezzo del petrolio WTI? Perché il costo di un barile è andato sotto lo zero?

 

Le risposte alle vostre domande sono tutte raccolte in questi quattro punti:

 

  • STOCCAGGIO

Il WTI viene stoccato nell’entroterra nelle salt cavern, che sono praticamente già sature di barili, e nei tanker sul mare, che distano circa 900km e che di conseguenza gravano sul prezzo del trasporto dello stoccaggio.

 

  • SPECULAZIONE

Il prezzo del petrolio è determinato anche da contratti a termine (futures) che hanno scadenze diverse tra loro. (Un mese, sei mesi, un anno , etc.) Una parte di questi future è scambiata da investitori che comprano ad un prezzo determinato PRIMA del tempo per proteggersi dalla volatilità, ma tuttavia una grande parte  viene scambiata sui mercati da traders e speculatori che non sono interessati al bene fisico del petrolio e quindi in uno scenario dei prezzi fortemente decrescente i trader e speculatori hanno spinto il prezzo di Maggio sempre più giù.

 

  • L’USO (US OIL FUND)

L’USO è un ETF che investe nel petrolio, particolarmente usando futures a breve termine (un mese).

Nell’ultimo mese sempre più investitori hanno collocato i loro soldi in questo ETF sperando in un rialzo futuro dei prezzi e automaticamente accrescendo le dimensioni dell’ETF stesso gonfiandolo a circa 4 miliardi $, tutti investiti nel WTI.

Il fondo che appunto lavora a breve termine, con la scadenza di Maggio alle porte, ha iniziato a liquidare posizioni (rolling) per permettersi l’acquisto dei future per Giugno e questa vendita cospicua di posizioni ha contribuito alla grande al trascinamento dei prezzi nel profondo rosso.

 

  • “CONTANGO”

Il mercato del petrolio è influenzato dal contango, ovvero un rapporto in cui il prezzo di acquisto dei futures cresce al crescere dei mesi di consegna. (Più a lungo il petrolio è conservato nei siti di stoccaggio e maggiori saranno i costi).

Solitamente il differenziale tra il prezzo dei vari futures è di pochi dollari tra un mese e l’altro ma nella situazione odierna, AD OGGI nessuno vuole comprare petrolio ma tutti sperano che cresca in un FUTURO prossimo e di conseguenza la curva del differenziale tra i vari futures si è allargata di molto, con future di Maggio negativi e future di Giugno positivi a circa 34$.